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CAPODANNO SENESE. IL SALUTO DEL RETTORE

Il saluto del Rettore del Magistrato delle Contrade Benedetta Mocenni durante la cerimonia del Capodanno Senese

Buonasera
Saluto e ringrazio il Sindaco, Professoressa Nicoletta Fabio e l’Amministrazione comunale, per aver ospitato anche oggi tutti noi in questa sala piena di storia, arte e memoria dell’azione di governo di tantissime generazioni di senesi.
Saluto a nome di tutti gli Onorandi Priori e mio personale il nostro Arcivescovo, Sua Eminenza Augusto Paolo Lojudice, il Prefetto Sua Eccellenza Valerio Massimo Romeo, il Questore Dott. Ugo Angeloni, tutte le autorità civili e militari, gli ex Rettori del Magistrato e tutti i senesi presenti e che ci seguono attraverso gli schermi.
Saluto e ringrazio infine Padre Ibrahim Faltas per il suo illuminante intervento, ancora più prezioso in questo momento della storia. La testimonianza ed il pensiero di un uomo di pace in tempi amari.
Il Capodanno Senese, che oggi festeggiamo, non deve essere una ricorrenza solenne per ricordare il passato glorioso della nostra Città. Sul nostro passato tutti noi ci confrontiamo e riflettiamo, e su di esso sono stati scritti migliaia di libri, sulla storia, l’arte, l’architettura, sul Palio, sulle Contrade.
Ma il Capodanno deve essere l’occasione per guardare il presente ed il futuro delle nostre comunità, le Contrade, nella affermazione di valori e principi che esse devono avere nella relazione con la nostra città ed il nostro Paese, valori e principi da rivendicare e sostenere in questi tempi così drammatici e bui.
Sul ruolo delle Contrade noi parliamo e riflettiamo moltissimo, e nella feroce difesa delle nostre caratteristiche siamo però aperti alle analisi, agli approfondimenti, ai cambiamenti intelligenti che le Contrade hanno sempre saputo percorrere.
L’ho detto altre volte, noi senesi e contradaioli siamo attenti e abbiamo rispetto, ma pretendiamo rispetto ed ascolto.
Il Palio e le Contrade sono attaccati con superficialità, su vari aspetti, senza lo sforzo della comprensione, per stereotipi che non hanno l’onestà intellettuale di uscire da schemi predefiniti. Noi contrastiamo questi attacchi, perché la nostra piccola e provinciale realtà è invece, lo rivendico, lo rivendichiamo, un esempio di passioni civiche e morali elevate e radicate.
Siamo infatti comunità profondamente democratiche, in un mondo dove la democrazia vera si riduce e non è garantita.
Noi con i nostri eccessi di passione ed emozione sappiamo mantenere un legame tra le generazioni, rispettiamo le persone più grandi per le loro esperienze e vogliamo trasmettere a quelle più giovani, fin da bambini, le nostre tradizioni ed i nostri principi. E sappiamo che le nuove generazioni interpreteranno i nostri valori al passo con i tempi che mutano, e con le libertà di pensiero ed azione che dovranno e devono avere.
Siamo comunità dove sono ininfluenti le differenze di condizione personale e sociale, e che si attivano per i bisogni collettivi e dei singoli, per quanto possiamo, ma sempre con attenzione e cura.
Siamo comunità che difendono le proprie singole specificità, anche nel confronto aspro ed a volte violento, ma per gioco, e sappiamo sempre, sempre, ricomporre le divisioni nell’interesse generale.
Essere contradaioli vuol dire partecipare, impegnarsi, fare bella figura, ascoltare, farsi ascoltare.
Essere contradaioli vuol dire rispettare le regole e rispettare il prossimo, ma affermare sempre le proprie opinioni, aiutare, guardare al futuro.
E tutte queste cose, non così comuni nei tempi e nel tempo nostro, sono convinta, possono contribuire a fare del contradaiolo una persona migliore non solo per la nostra vita comunitaria, ma anche nell’agire come senese, come italiano e come cittadino del mondo.
In questa direzione va il riconoscimento del Palio come patrimonio immateriale della nostra Repubblica. Ne siamo orgogliosi, come siamo orgogliosi della nostra storia.
Buon Capodanno senese a tutti voi

LE 17 CONTRADE DI SIENA