Rituale Contradaiolo

Il Rituale Contradaiolo venne approvato nell’adunanza del Magistrato del 2 ottobre 1987 ed entrò in vigore il 1° dicembre di quell’anno con Rettore Andrea Muzzi; il 19 dicembre 2003 il Magistrato ha approvato il nuovo testo del rituale ad integrazione del precedente, che è in vigore dal 1° dicembre del 2003.
Come si legge nella premessa del testo del 2003, redatta dalla Commissione all’uopo costituita, il Rituale nasce dall’esigenza avvertita dal Magistrato di “fissare sulla carta alcuni aspetti nei quali la nostra tradizione potesse, da quel momento in poi, essere fermata, fotografata una volta per tutte e codificata in un rituale per sottrarla agli individualismi e alle mode effimere, pur lasciandola aperta e disponibile agli opportuni adeguamenti”.

A distanza di 25 anni possiamo affermare che l’obiettivo che si era prefisso il mondo contradaiolo è stato raggiunto: il Rituale si è consolidato, è entrato a far parte delle norme di comportamento virtuoso che senesi e contradaioli seguono non perché imposte, ma perché condivise e riconosciute come efficaci strumenti per vivere la nostra quotidianità.

Il Rituale si compone di 4 parti: il “Calendario delle onoranze e delle manifestazioni ufficiali”, le norme per la “Presenza e comportamento delle rappresentanze in costume” e quelle per le “Forme di presenza di ciascuna Contrada nei territori di altre Contrade” e infine i “Principi di autoregolamentazione delle manifestazioni organizzate dalle Contrade”. All’epoca, come leggiamo ancora nella premessa del 2003, il Rituale apparve innovativo e utile, ma anche di rottura, “innovativo, perché mai si era sentita la necessità di formalizzare in un testo scritto alcuni temi per certi versi delicati come quello dei territori, di rottura perché sembrò intromissione troppo pesante del Magistrato cercare di regolare una sregolatezza di comportamento delle Contrade nelle manifestazioni pubbliche divenuta essa stessa tradizione”; per quanto innovativa e di rottura, però, già nel 2003 la scelta di 15 anni prima si era rivelata giusta e a maggior ragione possiamo dirlo oggi, dopo altri 10 anni, nel momento in cui vediamo le nostre regole unanimemente rispettate e avvalorate, se necessario, dagli interventi diretti delle dirigenze delle singole Contrade che, con successo, ne sollecitano l’osservanza a quei contradaioli che per qualsiasi motivo si trovano occasionalmente a derogarvi.

Le indicazioni relative al comportamento dei figuranti, alle modalità di omaggio alle consorelle in occasione del Giro effettuato per la Festa Titolare o in occasione della Vittoria, all’esposizione delle bandiere da parte dei contradaioli, alla presenza di figuranti e di gruppi di contradaioli nel territorio di altre Contrade, al rispetto di strade, edifici e monumenti, all’uso di apparecchiature sonore, sono ormai parte integrante del modo di essere di tutti i contradaioli e sono acquisite da tutti come valide e condivise regole da seguire nel rispetto della città, delle Contrade e del Palio.

Fermo restando che, sempre mutuando le parole della Commissione nella premessa al Rituale del 2003, “la tradizione forse più vera della vita contradaiola è consistita nel sapersi sempre adeguare ai tempi, ovvero nel saper vivere la Contrada modificando i modelli di comportamento tradizionale secondo le necessità indotte dalla realtà della società del momento. Non comportamenti codificati ed ingessati, dunque, ma un modo esclusivamente senese di vivere la quotidianità, arricchendola con costumi che continuano il vissuto attraverso i secoli e non con riti che banalmente resuscitano il passato”.

In questo contesto possiamo ancora oggi ribadire le conclusioni del 1° dicembre 2003 per cui il Rituale “è testimonianza di un’attenzione vigile e di una cura amorevole verso il nostro quotidiano essere contradaioli e espressione della precisa volontà di non consentire alle pressanti modernità di stravolgere oltre misura il nostro modo di vivere e di interpretare l’appartenenza ad una città ed alla sua storia. Seguire le norme proposte dal Rituale è uno dei modi attraverso i quali le nostre diversità possono continuare a consolidare l’indispensabile unità dei 17 popoli nella comune senesità, unica difesa delle nostre tradizioni”.

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